È un giardino dalla floridità esuberante, che conta oltre quattrocento alberi, numerose specie esotiche e vanta un lussureggiante sottobosco di felci e convallaria.
Qui, in un confortevole clima di mezz’ombra, ci si perde tra altissime palme e antichissime felci e si può ammirare un’antichissima Agathis robusta, tra i primi esemplari piantati in Italia.
Originariamente era un podere di proprietà dei Gesuiti, che lo coltivavano a orto; quando nel '700 fu costruita Villa Poggio Siracusa, l'orto diventò un giardino, e fu concepito nello stile dei giardini borbonici dell'epoca, decorati con piccole architetture neoclassiche. Ne è un esempio il Tempietto dell'Amore, che ricorda le finte rovine presenti, ad esempio, nella coeva Reggia di Caserta.
Tra il 1892 e il 1917, il giardino fu curato in prima persona dalla Principessa Elena Cortchacov. L'aristocratica, cosmopolita e alla moda, nutriva uno spiccato interesse per le scienze botaniche, amava le essenze esotiche, immancabili nei giardini nobiliari dell’epoca, e si dedicava moltissimo al suo parco sorrentino, il giardino delle meraviglie grazie al quale stupiva e incantava i suoi ospiti.
Elena pianta a Sorrento le specie esotiche che lei stessa raccoglieva durante i suoi frequenti viaggi intorno al mondo, dota il giardino di una serra, che diventa il vivaio per le semine, le talee ed il ricovero invernale; crea un roseto in una zona protetta dai venti del mare, cresce qui pappagalli, cigni e addirittura una scimmia, perché intende quel luogo come una sorta di Eden, un bioparco ante litteram, popolato da piante e animali esotici e curiosi.
Negli anni che vanno dalla Prima alla Seconda guerra mondiale il ferro della serra e alcuni lampioni vengono requisiti per costruire armi e ne viene, gioco forza, ridotta moltissimo la manutenzione.
Elena morì nel 1948, dopo aver concesso la proprietà in enfiteusi perpetua ad una società da cui, nel 1959, la acquistò l’ingegnere Roberto Fernandes per trasformarla nell’Hotel Parco dei Principi.
Fernandes ne comprese immediatamente l'importanza e si assicurò che venisse curato e manutenuto in continuità con il passato, e così hanno fatto i suoi eredi: ancora oggi la famiglia di giardinieri che se ne occupa è la stessa dei tempi di Elena Cortchacow.
Nella foto a destra: tre generazioni, Michele 90 anni, il figlio Bruno, 59 e il nipote Vincenzo, 26.
Nel 2022, poi, è iniziata ancora un’altra fase: alla famiglia degli storici giardinieri, i Russo, è stato affiancato un curatore, Giovanni Masucci, il cui compito non è solo gestire al meglio questa straordinaria area verde, ma anche documentarne e divulgarne le particolarità attraverso un progetto di gestione, valorizzazione e promozione.
Oggi questo Parco Botanico è un prezioso polmone verde dalla bellezza esotica, un vero e proprio eden che restituisce una testimonianza viva e vitale dei secoli di storia che hanno attraversato Sorrento. Oltre a essere visitabile dagli ospiti dell’hotel, dei ristoranti Gio Ponti e Poggio Siracusa e del Blu Bar, viene spesso aperto al pubblico in occasione di eventi ed è più volte stato oggetto di visite guidate organizzate dal FAI Fondo Ambiente Italiano.
Grazie allo studio e alla classificazione delle specie presenti, sono stati individuati alcuni esemplari di particolare valore che sono stati iscritti nel Registro degli Alberi Monumentali d'Italia.
Tra le specie che oggi spiccano nel Giardino Botanico troviamo il Gingko, il Canforo, il Platano e l'Agathis, esemplari protetti dalla legge per la loro bellezza e per il significato che ricoprono nel contesto storico e ambientale italiano.
L'iscrizione al Registro è avvenuta dopo un'attenta valutazione che considera l'età, le dimensioni, la rarità della specie, l'importanza storica e il valore per il territorio e rappresenta solo l'ultima tappa del progetto più ampio che riguarda il Giardino Botanico, che dal 2022 è affidato alle cure di Giovanni Masucci, che ha intrapreso un percorso di curatela focalizzato sulla sua gestione, tutela e valorizzazione.
L'intento è quello di conservare un luogo di bellezza che sia anche un esempio di come il patrimonio botanico possa contribuire al benessere collettivo e sensibilizzare la comunità sulla salvaguardia dell'ambiente naturale.